Numerosi studi hanno evidenziato che la sindrome depressiva maggiore è accompagnata dall’aumentare del rapporto tra un acido grasso polinsaturo della famiglia omega-6, l ‘Acido Arachidonico (AA), ed un particolare acido grasso polinsaturo della famiglia omega-3, l’ Acido Eicosapentaenoico (EPA), (20:4n-6/20:5n-3), nel sangue7-8-9-10. Semplificando, possiamo dire che il primo è il responsabile della risposta infiammatoria delle nostre cellule, mentre il secondo promuove nelle stesse un controllo di tipo antinfiammatorio, contrastando la sintesi endogena dell’AA.

È ben noto che la gravidanza senza supplementazioni di omega-3 porta molto spesso ad una deplezione di due componenti importanti di questa famiglia, EPA e DHA, e che durante l’allattamento questo trend tende ad aggravarsi maggiormente e più rapidamente. Se vengono poste a confronto donne che hanno in corso una depressione post partum con donne che non presentano disturbi depressivi alla fine della gravidanza, i risultati dimostrano chiaramente che nelle prime, rispetto alle altre(1), il rapporto tra AA e DHA si alza per carenza di EPA, aumento di AA o per entrambe le cose. Sembra quindi ragionevole proporre, come valido trattamento preventivo, una supplementazione di una combinazione di EPA e DHA alle donne durante la gravidanza, per ridurre il rischio di sviluppare una depressione post partum. Anche studi più recenti(3-5) hanno confermato che l’aumentato rapporto tra questi due acidi grassi polinsaturi è, quantomeno, un fattore predisponente a questa, talvolta grave, malattia psichiatrica. Cose note da tempo, dunque, eppure ancora oggi abbiamo donne che si ammalano di depressione post partum, il cui profilo lipidico non viene indagato, e che probabilmente, sviluppando carenze di EPA e DHA alla fine della gravidanza, non sono condotte dal medico a correggere questa mancanza. La valutazione ematologica del profilo lipidico data dal rapporto AA/DHA, che potrebbe dare indicazioni predittive molto importanti sull’eventuale rischio di depressione post partum, è quindi molto importante, ma va fatta possibilmente PRIMA che inizi la gravidanza: consigliamo dunque a chiunque volesse diventare mamma di effettuare tale valutazione preventivamente e a chiunque fosse già incinta di farlo il più precocemente possibile. Persuadere, per di più, le pazienti gravide a sospendere, come ancora alcuni ginecologi purtroppo fanno, nonostante le evidenze, l’assunzione di omega-3 derivati dal pesce o dal krill durante la gravidanza è non solo illogico, ma addirittura pericoloso sia per la salute della madre, sia per quella del nascituro. Invitiamo pertanto chi fosse nelle condizioni suddette a richiede sempre prima di effettuare qualsiasi intervento in questo senso al proprio Medico ginecologo, sottoponendogli, semmai, gli studi su citati. Esortiamo, inoltre, e non solo le donne gravide, ad escludere dalla propria dieta in modo più preciso possibile l’assunzione di cibi contenenti polinsaturi omega-6, affinché si possa evitare di peggiorare una situazione infiammatoria già resa importante da una straordinaria capacità dell’organismo di produrre AA, e ad iniziare ad assumere quantità adeguate di olio di pesce/krill, proprio per combattere l’azione deleteria dell’AA nei confronti delle funzioni cellulari. Dove si trovano gli omega-6 tanto infiammatori e mortali? Nei vegetali, negli oli vegetali (mais, girasole, arachidi e soia), nei cereali e nelle capsule vendute in farmacia e prescritte, molto spesso, da medici e naturopati (olio di Borragine su tutti). Tutto questo naturalmente non significa che la depressione debba essere trattata solo dal punto di vista biochimico. Nostra intenzione è di suggerire semmai agli psichiatri che ancora non se ne preoccupano di regolarizzare il valore del rapporto AA/EPA nel sangue dei loro pazienti depressi(6-8,10) (estendendo il discorso anche alle donne che non hanno partorito o agli uomini) prima di attuare una qualunque delle tecniche psicodinamiche o mediche di loro competenza. Un cervello infiammato è un cervello che NON funziona e, prima di forzarlo al recupero della funzione corretta, sarebbe auspicabile accertarsi che quell’organo stia bene dal punto di vista biochimico. Una volta che questo rapporto fosse, se alterato, riportato alla norma, molte terapie psichiatriche potrebbero divenire molto probabilmente brevi o inutili, molto efficaci e definitivamente risolutive(9). Crediamo che nessuno chiamerebbe il meccanico per un guasto alla propria auto, prima di essersi accertato che la causa del problema non sia la mancanza di benzina nel serbatoio.

Riferimenti

  1. De Vriese SR, Christophe AB, Maes M., Lowered Serum n-3 Polyunsaturated Fatty Acid (PUFA) Levels Predict the Occurrence of Postpartum Depression: Further Evidence that Lowered n-PUFAs are Related to Major Depression in Life Sci. 2003 Nov 7;73(25):3181-7.
  2. Pérez MA, Terreros G, Dagnino-Subiabre A., Long-term Omega-3 Fatty Acid Supplementation Induces Anti-stress Effects and Improves Learning in Rats in Behav Brain Funct. 2013 Jun 14;9(1):25. [Epub ahead of print].
  3. Markhus MW, Skotheim S, Graff IE et Alii, Low Omega-3 Index in Pregnancy is a Possible Biological Risk Factor for Postpartum Depression in PLoS One. 2013 Jul 3;8(7):e67617. 
  4. Otto SJ, de Groot RH, Hornstra G., Increased Risk of Postpartum Depressive Symptoms is Associated with Slower Normalization After Pregnancy of the Functional Docosahexaenoic Acid Status in Prostaglandins Leukot Essent Fatty Acids. 2003 Oct;69(4):237-43.
  5. McNamara RK., Evaluation of Docosahexaenoic Acid Deficiency as a Preventable Risk Factor for Recurrent Affective Disorders: Current Status, Future Directions, and Dietary Recommendations in Prostaglandins Leukot Essent Fatty Acids. 2009 Aug-Sep;81(2-3):223-31. 
  6. McNamara RK, Jandacek R, Rider T, Tso P, Dwivedi Y, Pandey GN., Selective Deficits in Erythrocyte Docosahexaenoic Acid Composition in Adult Patients with Bipolar Disorder and Major Depressive Disorder in J Affect Disord. 2010 Oct;126(1-2):303-11. 
  7. Martins JG, EPA but not DHA Appears to be Responsible for the Efficacy of Omega-3 Long Chain Polyunsaturated Fatty Acid Supplementation in Depression: Evidence From a Meta-analysis of Randomized Controlled Trials in J Am Coll Nutr. 2009 Oct;28(5):525-42.
  8. Lotrich FE, Sears B, McNamara RK., Elevated Ratio of Arachidonic Acid to Long-chain Omega-3 Fatty Acids Predicts Depression Development Following Interferon-alpha Treatment: Relationship with Interleukin-6 in Brain Behav Immun. 2013 Jul;31:48-53. 
  9. Adams PB, Lawson S, Sanigorski A, Sinclair AJ,. Arachidonic Acid to Eicosapentaenoic Acid Ratio in Blood Correlates Positively with Clinical Symptoms of Depression in Lipids 1996 Mar;31, Suppl:S157-61.
  10. Conklin SM, Manuck SB, Yao JK, Flory JD, Hibbeln JR, Muldoon MF., High Omega-6 and Low Omega-3 Fatty Acids Are Associated with Depressive Symptoms and Neuroticism in Psychosom Med. 2007 Dec;69(9):932-4.

 

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