Una nuova prospettiva sulle cellule cerebrali che stanno cambiando la nostra comprensione

Negli ultimi anni, gli sforzi della ricerca neuroscientifica si sono concentrati sull’individuazione di componenti cerebrali misteriosi ma fondamentali. Un nuovo studio pubblicato su ‘Nature’, condotto in collaborazione tra l’Università di Losanna, il Wyss Center for Bio and Neuroengineering di Ginevra, l’Università di Roma Tor Vergata e l’Irccs Santa Lucia, ha gettato luce su un’affascinante scoperta: l’esistenza degli astrociti glutammatergici.

NEURONI: I MAESTRI DELL’INFORMAZIONE

Nel panorama cerebrale, i neuroni sono noti come i veri “maestri dell’informazione.” Queste cellule specializzate svolgono un ruolo chiave nella trasmissione delle informazioni all’interno del cervello attraverso impulsi elettrici e neurotrasmettitori. Tuttavia, la scoperta degli astrociti glutammatergici ha rivelato che il quadro è più complesso di quanto precedentemente concepito.

CELLULE GLIALI: FORNITORI DI SUPPORTO VITALE

Le cellule gliali, un’altra componente fondamentale del cervello, svolgono un ruolo di supporto vitale. Forniscono nutrimento, struttura e regolamentazione dell’ambiente encefalico. In passato, si pensava che la loro funzione fosse principalmente di supporto ai neuroni, ma la scoperta degli astrociti glutammatergici dimostra che anche le cellule gliali possono influenzare attivamente i processi neurali.

ASTROCITI GLUTAMMATERGICI: LA SVOLTA

Gli astrociti glutammatergici rappresentano la vera svolta di questo studio. Queste cellule, diverse sia dai neuroni che dalle tradizionali cellule gliali, hanno la sorprendente capacità di rilasciare il neurotrasmettitore glutammato. Questo li colloca in una posizione unica, a metà strada tra neuroni e cellule gliali, e rivela un ruolo cruciale nella regolazione delle funzioni cerebrali.

IMPLICAZIONI PER LA SALUTE CEREBRALE

La scoperta degli astrociti glutammatergici ha ampie implicazioni per la comprensione delle patologie neurologiche. Queste cellule influenzano l’attività neuronale, la neurotrasmissione e la plasticità sinaptica in circuiti cerebrali chiave, compresi quelli coinvolti nell’apprendimento, nella memoria e nel controllo del movimento. Inoltre, giocano un ruolo importante nel sistema dopaminergico nigrostriatale, la cui alterazione è associata alla malattia di Parkinson.

ALLA RICERCA DI NUOVE TERAPIE

La scoperta degli astrociti glutammatergici offre nuove opportunità per lo sviluppo di terapie innovative. Comprendere come queste cellule influenzano il cervello potrebbe aprire la strada a trattamenti mirati per patologie neurologiche, con l’obiettivo di migliorare la qualità della vita dei pazienti.

In conclusione, questa scoperta rappresenta un significativo avanzamento nella nostra comprensione della complessità del cervello umano e delle sue molteplici componenti, aprendo nuove prospettive per la ricerca e la terapia delle malattie cerebrali. Ipotizziamo una terapia integrativa e non farmacologica alla luce di questa scoperta per malattie come Parkinson e alzheimer La scoperta degli astrociti glutammatergici apre la porta a potenziali terapie integrative e non farmacologiche per malattie neurodegenerative come il morbo di Parkinson e l’Alzheimer. Tali approcci potrebbero essere complementari alle terapie farmacologiche esistenti o addirittura offrire nuove opzioni di trattamento.

Ecco alcune ipotesi di terapie basate su questa scoperta:

STIMOLAZIONE TRANSCRANICA A CORRENTE CONTINUA (TDCS):

La stimolazione transcranica a corrente continua è una tecnica non invasiva che utilizza una corrente elettrica di bassa intensità per modulare l’attività neuronale nel cervello. Questa tecnica coinvolge l’applicazione di elettrodi sulla superficie del cuoio capelluto, attraverso i quali viene somministrata una corrente continua a bassa intensità. La corrente fluisce attraverso il tessuto cerebrale e può influenzare l’attività delle cellule neurali.

Nelle malattie neurologiche, la tDCS potrebbe essere utilizzata come un’opzione terapeutica potenziale per diverse ragioni:

  1. Modulazione dell’attività neuronale: La tDCS può essere utilizzata per aumentare o diminuire l’attività neuronale in specifiche aree del cervello. Questo potrebbe essere utile per compensare le anomalie dell’attività neuronale associate a malattie neurologiche come l’Alzheimer, il morbo di Parkinson o l’epilessia.
  2. Miglioramento della plasticità sinaptica: La tDCS potrebbe contribuire a migliorare la plasticità sinaptica, cioè la capacità del cervello di creare nuove connessioni tra i neuroni. Questo è importante in molte malattie neurodegenerative in cui le connessioni sinaptiche sono compromesse.
  3. Riduzione dell’infiammazione: Alcune malattie neurodegenerative sono caratterizzate da processi infiammatori nel cervello. La tDCS potrebbe avere un effetto anti-infiammatorio indiretto, modulando l’attività delle cellule gliali come gli astrociti.

Per quanto riguarda gli astrociti glutammatergici di nuova scoperta, la tDCS potrebbe essere utilizzata per influenzare positivamente la loro attività e contribuire al miglioramento della funzione sinaptica. Gli astrociti sono cellule gliali che svolgono un ruolo importante nel controllo dell’omeostasi del glutammato, un neurotrasmettitore chiave nel cervello. Se questi astrociti non funzionano correttamente, potrebbero contribuire a disturbi neurologici come l’epilessia o il morbo di Alzheimer.

La tDCS potrebbe essere utilizzata per modulare l’attività degli astrociti glutammatergici in modo da favorire un ambiente cerebrale più sano. Questo potrebbe includere l’aumento della loro capacità di rimuovere l’eccesso di glutammato o di influenzare positivamente la neuroplasticità.

Per valutare l’efficacia di questa tecnica, sarebbero necessari studi clinici specifici. Questi studi dovrebbero essere progettati per comprendere meglio come la tDCS può influenzare specificamente gli astrociti glutammatergici e se questo ha un impatto positivo sulla salute del cervello nei pazienti affetti da malattie neurodegenerative. Inoltre, dovrebbero essere considerati aspetti di sicurezza e dosaggio prima di poter utilizzare ampiamente la tDCS come terapia complementare per queste condizioni.

TERAPIA DI NEUROMODULAZIONE:

La terapia di neuromodulazione è una strategia terapeutica che utilizza dispositivi medici per modulare l’attività cerebrale al fine di trattare diverse condizioni neurologiche. Due approcci comuni di neuromodulazione sono il deep brain stimulation (DBS) e il transcranial magnetic stimulation (TMS).

Il DBS coinvolge l’impianto di elettrodi nel cervello di un paziente e la consegna di impulsi elettrici ad alta frequenza attraverso questi elettrodi. Questa tecnica può essere adattata per mirare specificamente ai circuiti neurali che sono influenzati negativamente dagli astrociti glutammatergici disfunzionali. In questo modo, è possibile regolare l’attività neuronale in queste regioni cerebrali e potenzialmente migliorare i sintomi delle malattie neurologiche associate a tali disfunzioni. Ad esempio, nel caso del Parkinson, il DBS potrebbe essere utilizzato per influenzare positivamente i circuiti neurali coinvolti nei sintomi motori caratteristici della malattia.

Il TMS, d’altra parte, coinvolge l’applicazione di campi magnetici al di sopra del cranio per indurre correnti elettriche deboli nelle regioni cerebrali bersaglio. Questa tecnica non è invasiva come il DBS ed è adatta per stimolare aree corticali superficiali. Anche il TMS potrebbe essere adattato per influenzare specificamente i circuiti colpiti dagli astrociti glutammatergici problematici, se questi circuiti sono accessibili dalla superficie del cervello. Ciò potrebbe portare a miglioramenti nei sintomi cognitivi o comportamentali associati a disturbi neurologici legati a tali astrociti.

In definitiva, l’adattamento dei dispositivi di neuromodulazione per mirare ai circuiti influenzati dagli astrociti glutammatergici potrebbe rappresentare una promettente area di ricerca e terapia per migliorare i sintomi delle malattie neurologiche. Tuttavia, è importante notare che questa è un’area di studio in evoluzione e che ulteriori ricerche sono necessarie per comprendere appieno i meccanismi coinvolti e sviluppare terapie specifiche per ciascuna malattia.

ESERCIZIO FISICO MIRATO:

L’Alzheimer è una malattia neurodegenerativa caratterizzata dalla perdita progressiva delle funzioni cognitive. La plasticità sinaptica, cioè la capacità del cervello di modificare e adattare le connessioni sinaptiche tra i neuroni, è un processo fondamentale per il mantenimento della funzione cognitiva. Gli astrociti glutammatergici sono coinvolti nella regolazione dei livelli di glutammato nelle sinapsi, e un loro malfunzionamento può portare a un’eccessiva attivazione dei recettori del glutammato, causando danni neuronali.

L’esercizio fisico è stato ampiamente studiato per i suoi benefici sulla salute cerebrale. Esistono evidenze che suggeriscono che l’esercizio fisico possa migliorare la plasticità sinaptica e proteggere il cervello dalla degenerazione. Pertanto, lo sviluppo di programmi di esercizio fisico mirati che coinvolgano attivamente i circuiti cerebrali influenzati dagli astrociti glutammatergici potrebbe avere un impatto positivo nelle malattie neurodegenerative come l’Alzheimer.

Ecco come l’esercizio fisico mirato potrebbe essere utile:

  1. Modulazione dei livelli di glutammato: L’esercizio potrebbe contribuire a regolare i livelli di glutammato nelle sinapsi, riducendo il rischio di eccitotossicità e danni neuronali associati a una sovrastimolazione dei recettori del glutammato.
  2. Promozione della plasticità sinaptica: L’esercizio fisico può favorire la formazione e il mantenimento delle connessioni sinaptiche, migliorando così la capacità del cervello di adattarsi e compensare le perdite neuronali.
  3. Riduzione dell’infiammazione: L’esercizio può avere effetti anti-infiammatori nel cervello, riducendo l’infiammazione associata alle malattie neurodegenerative, compreso l’Alzheimer.
  4. Aumento della neurotropina: L’esercizio può aumentare la produzione di fattori neurotrofici, come il fattore neurotrofico derivato dal cervello (BDNF), che promuovono la sopravvivenza neuronale e la crescita delle sinapsi.
  5. Miglioramento della circolazione sanguigna: L’esercizio fisico aumenta il flusso sanguigno cerebrale, garantendo un apporto adeguato di ossigeno e nutrienti alle cellule cerebrali, compresi gli astrociti glutammatergici.

In sintesi, l’esercizio fisico mirato potrebbe essere una strategia promettente per rallentare il declino cognitivo nelle persone con Alzheimer agendo direttamente sulla funzione degli astrociti glutammatergici e promuovendo la salute cerebrale generale. Tuttavia, è importante sottolineare che questa è un’area di ricerca attiva, e ulteriori studi sono necessari per comprendere appieno come progettare programmi di esercizio mirati per ottenere i massimi benefici nelle malattie neurologiche.

TERAPIE COMPORTAMENTALI E COGNITIVE:

Ecco come gli astrociti glutammatergici potrebbero essere coinvolti nelle malattie neurologiche e come potrebbero essere utili per sviluppare terapie comportamentali e cognitive personalizzate:

  1. Ruolo degli astrociti glutammatergici nelle malattie neurologiche: Si ritiene che gli astrociti glutammatergici siano coinvolti nella regolazione dei livelli di glutammato nel cervello. Il glutammato è fondamentale per i processi di apprendimento e memoria, ma un’eccessiva attivazione dei recettori del glutammato può portare a danni neuronali, come avviene nelle malattie neurodegenerative come l’Alzheimer. Gli astrociti glutammatergici possono influenzare la concentrazione di glutammato nell’ambiente neuronale, il che può avere un impatto sulla funzione cognitiva.
  2. Sviluppo di terapie comportamentali e cognitive personalizzate: La comprensione del ruolo degli astrociti glutammatergici potrebbe consentire lo sviluppo di terapie mirate per migliorare la funzione cognitiva nelle persone con Alzheimer. Queste terapie potrebbero essere personalizzate in base al profilo di ciascun paziente. Ad esempio:
  1. Modulazione dell’attività astrocitaria: Gli interventi potrebbero mirare a modulare l’attività degli astrociti glutammatergici per regolare i livelli di glutammato nel cervello. Questo potrebbe prevenire l’eccessiva eccitazione neuronale associata a condizioni come l’Alzheimer.
  2. Stimolazione specifica dei circuiti cerebrali: Le terapie potrebbero essere progettate per stimolare specifici circuiti cerebrali coinvolti nell’apprendimento e nella memoria. Questo potrebbe migliorare la funzione cognitiva e rallentare la progressione delle malattie neurodegenerative.
  3. Terapie farmacologiche mirate: Potrebbero essere sviluppati farmaci mirati per influenzare in modo selettivo gli astrociti glutammatergici o i recettori del glutammato, riducendo così il danno neuronale e migliorando la funzione cognitiva.

In generale, la comprensione dei meccanismi sottostanti ai disturbi neurologici e la scoperta di nuovi attori come gli astrociti glutammatergici offrono nuove opportunità per lo sviluppo di terapie più efficaci e personalizzate. Tuttavia, è importante notare che la ricerca in questo campo è ancora in corso, e ci vorrà del tempo prima che tali terapie siano pienamente sviluppate e testate per l’uso clinico.

Integrazione con la Terapia Farmacologica:

La scoperta e la comprensione degli astrociti glutammatergici rappresenta un passo avanti significativo nella ricerca sulle malattie neurologiche. Questi astrociti hanno il compito di regolare i livelli di glutammato nell’ambiente extracellulare, contribuendo così a mantenere l’omeostasi neurochimica e a prevenire l’eccitotossicità.

L’integrazione delle terapie non farmacologiche con i trattamenti farmacologici esistenti offre una prospettiva promettente per affrontare le malattie neurodegenerative. Ad esempio, un’approccio terapeutico combinato che mira a modulare l’attività degli astrociti glutammatergici insieme all’uso di farmaci specifici potrebbe potenziare gli effetti terapeutici. Questo approccio potrebbe essere particolarmente utile nel controllo dei livelli di glutammato e nel prevenire l’eccitotossicità associata a molte malattie neurodegenerative.

INTEGRATORI ALIMENTARI: IL RUOLO NELLE MALATTIE NEUROLOGICHE

Gli integratori alimentari sono sostanze che possono essere assunte attraverso la dieta o sotto forma di compresse, e contengono vitamine, minerali, erbe o aminoacidi che possono influenzare vari aspetti della salute. Nelle malattie neurologiche, la ricerca suggerisce che alcuni integratori possono avere un ruolo nell’aiutare a migliorare la funzione cerebrale, ridurre l’infiammazione e supportare la plasticità sinaptica, che è la capacità del cervello di formare nuove connessioni sinaptiche.

Tuttavia, quando si tratta degli astrociti glutammatergici, la ricerca è ancora in fase iniziale, e non ci sono ancora integratori specificamente mirati a queste cellule. Gli approcci più promettenti riguardano l’uso di integratori che influenzano in modo generale la funzione cerebrale e la plasticità sinaptica. Ad esempio, integratori come l’acido docosaesaenoico (DHA) omega-3, il coenzima Q10, le vitamine del gruppo B e gli antiossidanti possono avere effetti positivi sul cervello e sulla sua salute generale.

Ecco alcune sostanze che potrebbero essere considerate:

Omega-3:

Gli acidi grassi omega-3, come l’acido docosaesaenoico (DHA), che si trova in integratori conme il Krill Oil, sono noti per il loro impatto positivo sulla salute cerebrale e sulla plasticità sinaptica. Ecco come potrebbero essere utili nelle malattie neurologiche e per migliorare gli astrociti glutammatergici di nuova scoperta:

  1. Riduzione dell’infiammazione: Gli omega-3 hanno dimostrato di avere proprietà anti-infiammatorie nel sistema nervoso centrale. L’infiammazione è una componente importante di molte malattie neurologiche, tra cui la sclerosi multipla, l’Alzheimer e il Parkinson. Riducendo l’infiammazione, gli omega-3 potrebbero aiutare a rallentare il progresso di queste malattie e a migliorare il benessere generale del cervello.
  2. Supporto alla plasticità sinaptica: La plasticità sinaptica è la capacità del cervello di modificare e adattare le connessioni tra i neuroni. Gli omega-3 possono promuovere la plasticità sinaptica, facilitando la formazione di nuove sinapsi e migliorando la comunicazione neuronale. Questo potrebbe essere vantaggioso per le persone con malattie neurologiche, poiché potrebbe contribuire a compensare le perdite di funzione sinaptica.
  3. Regolazione del glutammato: Gli astrociti glutammatergici sono cruciali per la regolazione del glutammato, un neurotrasmettitore eccitatorio. Un’eccessiva attività del glutammato può essere dannosa per il cervello, contribuendo a processi neurodegenerativi. Gli omega-3 potrebbero aiutare a modulare la segnalazione del glutammato, contribuendo a mantenere un equilibrio nella sua concentrazione e prevenendo l’iperattivazione.
  4. Supporto alla salute generale del cervello: Gli omega-3 sono noti per migliorare la fluidità delle membrane cellulari e la funzione delle cellule nervose. Ciò potrebbe avere un impatto positivo sulla salute generale del cervello e sul funzionamento degli astrociti glutammatergici, contribuendo a mantenere l’omeostasi neurale.

In conclusione, gli acidi grassi omega-3 come il DHA possono svolgere un ruolo importante nel supportare la salute cerebrale, ridurre l’infiammazione, migliorare la plasticità sinaptica e contribuire alla regolazione del glutammato. Questi effetti potrebbero essere particolarmente utili nelle malattie neurologiche e nel miglioramento degli astrociti glutammatergici, contribuendo a rallentare il progresso della malattia e a migliorare la qualità di vita dei pazienti.

La spiegazione sulla neuroprotezione, l’associazione con gli astrociti glutammatergici e il ruolo della vitamina D:

La neuroprotezione è un concetto che si riferisce alla protezione delle cellule nervose (neuroni) e del sistema nervoso in generale da danni o degenerazione, e può essere un aspetto importante nelle malattie neurologiche. Gli astrociti sono un tipo di cellula nel cervello che svolgono molteplici ruoli, tra cui la regolazione del metabolismo del glutammato coinvolto nella trasmissione del segnale tra i neuroni. Gli astrociti glutammatergici sono dunque astrociti ultra specializzati nella gestione del glutammato nel cervello.

La vitamina D è stata associata a una serie di funzioni cerebrali e potrebbe avere un impatto positivo sulla salute cerebrale. Ecco come la vitamina D potrebbe essere coinvolta nel miglioramento delle malattie neurologiche e degli astrociti glutammatergici:

  1. Protezione neurale: La vitamina D ha dimostrato proprietà antiossidanti e anti-infiammatorie che proteggono i neuroni dalla morte cellulare e dalla degenerazione, comuni in molte malattie neurologiche come l’Alzheimer e il morbo di Parkinson.
  2. Regolazione del glutammato: La vitamina D potrebbe influenzare la regolazione del glutammato nel cervello, contribuendo a prevenire l’accumulo e l’eccitotossicità del glutammato, un processo dannoso per i neuroni. Questo può essere particolarmente rilevante negli astrociti glutammatergici, poiché sono direttamente coinvolti nella gestione del glutammato.
  3. Sistema immunitario: La vitamina D è nota per il suo ruolo nella regolazione del sistema immunitario. Un sistema immunitario disfunzionale può contribuire alle malattie neurologiche. La vitamina D potrebbe aiutare a modulare la risposta infiammatoria nel cervello, riducendo l’infiammazione che contribuisce a molte malattie neurologiche.
  4. Funzione cognitiva: La vitamina D è stata associata alla funzione cognitiva. Un livello adeguato di vitamina D potrebbe migliorare la memorial’attenzione e altre funzioni cerebrali, il che potrebbe essere particolarmente importante nelle malattie neurodegenerative.

Per quanto riguarda gli astrociti glutammatergici di nuova scoperta, l’uso di integratori di vitamina D potrebbe essere considerato come un’opzione per migliorarne la funzione.

Curcumina (estratta dalla curcuma):

  1. La curcumina è un composto estratto dalla curcuma, una pianta che è stata ampiamente utilizzata in molte tradizioni culinarie e come rimedio naturale. La curcumina ha dimostrato avere proprietà antiossidanti e anti-infiammatorie. Queste proprietà possono essere utili per il cervello in diversi modi:
    • Riduzione dell’infiammazione cerebrale: L’infiammazione cronica nel cervello è stata associata a molte malattie neurologiche, come l’Alzheimer, il Parkinson e la sclerosi multipla. La curcumina potrebbe contribuire a ridurre questa infiammazione attraverso le sue proprietà anti-infiammatorie.
    • Neuroprotezione: La curcumina può avere effetti neuroprotettivi, il che significa che potrebbe aiutare a proteggere le cellule cerebrali dai danni causati da radicali liberi e altre tossine.

Tuttavia, è importante notare che la curcumina ha una biodisponibilità limitata, il che significa che il corpo ha difficoltà a assorbirla efficacemente. Gli studi stanno cercando modi per migliorare la sua biodisponibilità attraverso formulazioni speciali o l’uso di altri composti.

Per quanto riguarda l’interazione diretta della curcumina con l’attività degli astrociti glutammatergici, al momento mancano prove conclusive. Poiché la scoperta di questi astrociti specializzati è molto recente, la ricerca specifica su sostanze neuroprotettive che agiscano direttamente su di essi, come la curcumina o altre, è ancora in fase di sviluppo. Tuttavia, è ragionevole supporre che sostanze con proprietà neuroprotettive generali possano influenzare positivamente gli astrociti, contribuendo così a mantenere l’equilibrio del glutammato nel cervello. Questo equilibrio è fondamentale per un corretto funzionamento neurale.

In sintesi, la curcumina e altre sostanze con proprietà antiossidanti e anti-infiammatorie stanno attirando l’attenzione nella ricerca sulle malattie neurologiche per il loro potenziale benefico nel ridurre l’infiammazione cerebrale e promuovere la neuroprotezione.

Acido L-glutammico:

Il glutammato è fondamentale per il funzionamento normale del cervello, ma livelli eccessivi o alterazioni nel suo rilascio possono contribuire a malattie neurologiche e disturbi del sistema nervoso.

L’acido L-glutammico è un aminoacido che è strettamente correlato al glutammato, sia strutturalmente che funzionalmente. Questo aminoacido potrebbe avere un ruolo importante nei processi di regolazione dei livelli di glutammato nel cervello, e il suo studio potrebbe essere utile nelle malattie neurologiche in diversi modi:

  1. Regolazione dei livelli di glutammato: Gli astrociti glutammatergici sono responsabili del controllo dei livelli di glutammato rilasciato nelle sinapsi. L’acido L-glutammico potrebbe essere coinvolto in questi processi di regolazione, aiutando a mantenere i livelli di glutammato nella gamma normale. Questo potrebbe essere cruciale per prevenire l’eccitotossicità, un fenomeno in cui livelli eccessivi di glutammato possono danneggiare le cellule nervose.
  2. Trattamento delle malattie neurologiche: Studiare l’acido L-glutammico potrebbe aprire la strada a nuovi trattamenti per malattie neurologiche in cui il glutammato svolge un ruolo patogenetico. Ad esempio, in condizioni come l’ictus, l’epilessia o la malattia di Alzheimer, possono verificarsi squilibri nei livelli di glutammato. La modulazione dell’acido L-glutammico potrebbe essere una strategia terapeutica per gestire queste malattie.
  3. Miglioramento dei farmaci esistenti: Gli attuali farmaci che agiscono sul sistema glutamatergico possono avere effetti collaterali indesiderati a causa della loro mancanza di specificità. Comprendere meglio il ruolo dell’acido L-glutammico nei processi di regolazione dei livelli di glutammato potrebbe portare allo sviluppo di farmaci più mirati e con meno effetti collaterali.

In sintesi, l’acido L-glutammico potrebbe essere coinvolto nella regolazione dei livelli di glutammato nel cervello, e la sua comprensione potrebbe contribuire a migliorare la gestione delle malattie neurologiche e a sviluppare trattamenti più efficaci.

Bacopa Monnieri e il suo potenziale ruolo nella migliorare gli astrociti glutammatergici:

La Bacopa Monnieri è una pianta tradizionale utilizzata nella medicina ayurvedica, nota per le sue proprietà che favoriscono la memoria e la cognizione. I composti attivi in questa erba, come i bacopasidi e i bacosidi, hanno dimostrato di avere effetti neuroprotettivi e di potenziamento cognitivo.

La Bacopa Monnieri potrebbe e forse dovrebbe essere utilizzata come parte di un approccio integrativo per migliorare la funzione cognitiva nelle persone con malattie neurologiche. Gli effetti neuroprotettivi e antiossidanti di questa pianta potrebbero contribuire a ridurre lo stress ossidativo e l’infiammazione che possono danneggiare gli astrociti e peggiorare le condizioni neurologiche. È cruciale assicurarsi che l’integratore di Bacopa sia privo di sostanze dannose, come gli eccipienti spesso utilizzati da alcune aziende più interessate alla vendita che al benessere. Ketozona si distingue per la sua attenzione alla qualità. Confrontate il nostro integratore, R.D. Memo, con quelli disponibili sul mercato!

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